venerdì 26 febbraio 2010

Dalla Testa ai Piedi "Quresima 2010"



Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all'acqua, più che alle parole. Non c'è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un "linguaggio a lunga conservazione".
È difficile, per esempio, sottrarsi all'urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un'autentica martellata quel richiamo all'unica cosa che conta: "Convertiti e credi al Vangelo". Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d'ulivo benedetti nell'ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all'impegno per la pace, all'accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello "shampoo alla cenere", comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell'acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l'abbiamo "udita con gli occhi", pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l'offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell'attesa di Cristo? "Una tantum" per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua.
La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l'ardore, mettiamoci alla ricerca dell'acqua da versare... sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
Un grande augurio.

(Don Tonino Bello)

venerdì 25 dicembre 2009

Il Presepio di Greccio




Gli ultimi anni della vita di Francesco sono dolorosi; malattia e situazione del suo ordine lo forgiano. Sono anche gli anni in cui un'intima gioia, un senso di pienezza che tutto pervade, sembra impadronirsi di lui.

Di questi sentimenti è testimone il singolare Natale della montagna, che Francesco vuole celebrare a Greccio, luogo a lui tanto caro, il 25 dicembre 1223. Quel Giorno era per lui sempre una grande gioia. Riviveve nello Spirito la scena della povertà della Vergine e del suo Figlio nella grotta di Betlemme. Si commuoveva, si esaltava, chiamava alla letizia i suoi compagni, i poveri e i ricchi, le creature tutte.
Da sempre Francesco si meravigliava del fatto che Dio avesse preso le nostre sembianze, fosse divenuto uno di noi, carne della nostra carne.
A Giovanni Levita, signore di Greccio, Francesco disse: "lo vorrei celebrare con te la prossima festa del redentore. Ricorderò la nascita di lui a Betlemme in modo da vedere tutta la povertà che egli dovette sopportare fin dall'infanzia per salvare noi peccatori". (I Ce1468-471).

Il cavaliere lo stava ad ascoltare, chiedendosi in che modo avrebbe potuto accontentarlo: "
Ecco - gli spiegò Francesco - vorrei che in qualche grotta della montagna che possiedi facessi collocare una mangiatoia con il fieno e vi vonducessi un bue e un asinello così come erano a Betlemme. La notte di Natale verrò lassù e, tutti insieme, pregheremo nella grotta".

Il desiderio di Francesco fu esaudito oltre ogni aspettativa. In quella notte la valle reatina risuonava dei canti dei frati degli eremi attorno, dei pastori, dei contadini. Le loro torce sembravano voler trasformare il buio e il freddo della notte, nel chiarore più luminoso e caldo.
Francesco saliva su per i sentieri ripidi, cantando l'inno che egli stesso aveva composto con le parole dei salmi: "
Iddio è la nostra forza. Il Signore grande santissimo ha inviato dall'alto dei cieli il suo Figlio nato dalla Vergine Maria. Un bambino dilettissimo ci è stato dato ed è stato deposto nella mangiatoia".
Nella grotta tutto era pronto. Il presepe era un piccolo altare. Era come se Betlemme, quell'anno, si fosse portata sulla cima della montagna di Greccio.
La nascita del Salvatore non era più una cosa lontana nel tempo, in una terra mai vista, ma avveniva li su quel monte che loro conoscevano, tra quei boschi e quei prati che vedevano ogni giorno .
Francesco entra nella grotta, accarezza quelle povere e umili cose e creature con il suo sguardo,sperimenta una gioia mai gustata prima. Il sacerdote dà inizio alla Messa di Natale. Francesco canta il Vangelo e lo spiega. Più sospiri che parle. Più canto che discorso.
Il culmine della celebrazione: Francesco prende tra le braccia quel bambino posto sul fieno il quale, per la fede di Francesco, sembrava prendere vita e rinascere nel cuore dei presenti. La verginità di Francesco era stata resa fertile in questo bimbo che si stringeva al petto. Lui era finalmente padre, madre, fratello, sposo, dimora del suo Signore.
Possiamo avvicinarci a questo bimbo senza paura : Dio, bimbo indifeso; Dio, pezzo di pane. Quanta fiducia ripone cristo nelle sue creature! Per questo Francesco unisce in un solo sguardo di fede di amore di Natività di Gesù e l'Eucarestia. Lui che un giorno è disceso nel grembo della Vergine e da lei è nato su poca paglia, ora è presente sull'altare e si fa cibo per tutti. Di un Dio così, che ha volto e parola di bimbo e di uomo, Gesù Cristo, chi può aver paura?

I contadini tornano a casa pieni di gioia. Quella notte era diventata tanto luminosa, da non aver più bisogno delle loro torce per attraversare l'oscurità. Il Signore Dio si era veramente fatto carne nel bimbo, accanto all'altare. Francesco era felice per loro. Quelle persone semplici di Greccio erano anche loro come fanciulli : ancora una volta Dio si rivelava ai piccoli.

Quell'anno francesco era partito da Greccio con un cuore nuovo, perchè sapeva che i suoi fratelli avrebbero mantenuto l'usanza di celebrare il Natale in quel modo. E la gente ne avrebbe sparso la notizia nei paesi vicini e poi in tutta Italia e .... nel mondo intero.

Lui stesso avrebbe voluto chiedere all'mperatore di fare un editto che invitasse tutti i suoi sudditi a spargere chili di frumento per le strade la notte di natale, perchè fossero contenti anche i nostri fratelli uccelli.

martedì 22 dicembre 2009

Mensa dei poveri, l'isola che c'è




Da 21 anni cinquanta pasti al giorno ai bisognosi.
Gesti generosi e oscuri benefattori




Calore, odori, sapori, tintinnio di stoviglie, mani che preparano, sguardi che s'incrociano, silenzi e grida di bambini, parole smozzicate in tante lingue diverse. È la mensa dei poveri. Cinquanta pasti al giorno tutti i giorni tranne la domenica. «Ma prepariamo sempre qualcosa in più per chi arriva all'improvviso», si affretta a precisare padre Umberto Papaleo. È lui il responsabile della mensa del Conventino, una realtà straordinaria che proprio in questi giorni festeggia il ventunesimo anniversario. Da 21 anni, infatti, quest'isola di solidarietà offre un pasto caldo a chi ne ha bisogno, svolgendo "quotidianamente" un servizio prezioso che nessun'altra struttura fornisce in città.
Porte sempre aperte in via Silvio Paternostro numero 3, lungo la scalinata dei giardinetti di San Leonardo. È lì che ha sede la mensa dei poveri, cuore pulsante di un vero e proprio centro di accoglienza che si regge sulle offerte e sul volontariato. Fornisce docce, servizio medico, servizio legale e distribuzione di vestiario, dalle 16 alle 18 ogni lunedì, mercoledì e venerdì. Da trent'anni. La mensa, invece, è più "giovane" e, come detto, funziona ogni giorno. Tutto a cura degli otto frati francescani del Conventino con la collaborazione e l'aiuto di una cinquantina di volontari che si alternano nelle attività di servizio. A titolo - non è superfluo sottolinearlo - totalmente gratuito. Tra loro professionisti e gente che svolge i più svariati mestieri, giovani e meno giovani. In comune la sensibilità e la voglia di fare qualcosa per gli altri. Senza clamore.
Il centro di accoglienza «si regge sulla carità dei catanzaresi - fa notare padre Umberto - che intervengono economicamente e materialmente portando viveri, vestiario, medicine». Anche le farmacie portano farmaci, peraltro avvalendosi delle agevolazioni fiscali connesse a tali elargizioni. «Colgo l'occasione - aggiunge padre Umberto - per dire grazie alla Siarc di Pino Albano, che offre il pranzo in alcuni giorni dell'anno, tra cui il Natale. Ringrazio l'azienda Dolce Forno di Boccuto, che da anni ci dona il pane per la mensa, evitandoci una spesa non indifferente. La mia gratitudine anche agli abitanti di Roccabernarda, che da qualche anno offrono l'olio per i poveri. Quest'anno due quintali. E voglio ringraziare anche l'Amministrazione comunale per il contributo dato alla mensa. E ancora, i supermercati che ci portano i loro prodotti e diversi negozi d'abbigliamento».
Con la crisi economica "l'utenza" è raddoppiata. Frequentano la mensa tanti extracomunitari, soprattutto dei Paesi dell'Est, ma anche diversi nostri conterranei. La Provvidenza però non viene meno: tanti gli "oscuri" benefattori che aiutano il Conventino. Molti i fedeli che più che fiori o messe donano offerte alla mensa in suffragio dei defunti. Interi condomìni a volte portano soldi per la mensa preferendo commemorare in questo modo un defunto. E padre Umberto s'illumina quando ricorda l'apprezzamento dell'arcivescovo mons. Antonio Ciliberti, che lo scorso gennaio ha voluto partecipare alla mensa e condividere il cibo dei poveri. Ma c'è di più. Nella straordinaria gestione dell'ordinarietà, i volontari del Conventino - che non è un banco alimentare - intervengono fornendo latte, omogeneizzati e quant'altro a chi ne ha bisogno, «occasionalmente e più che occasionalmente». Un servizio, la mensa dei poveri, di cui si avvantaggia anche l'ordine sociale: alleviando la fame, si evitano anche certi episodi di microcriminalità che vengono dalla disperazione.


Scheda
La mensa dei poveri è aperta all'ora del pranzo tutti giorni tranne la domenica e il mese di agosto.
Lunedì,mercoledì e venerdì il centro d'accoglienza fornisce anche, dalle 16 alle 18, docce, servizio medico e legale, distribuzione di capi di vestiario.



Betty Calabretta Gazzetta del Sud 22\12\2009

giovedì 17 settembre 2009

17 Settembre Sacre Stimmate di San Francesco

Mentre dimorava nell'eremo, che dal nome del luogo è chiamato la Verna (1223), due anni prima della sua morte, vide in una visione divina un uomo in forma di serafino, con sei ali, librato sopra di lui, con le mani distese e i piedi uniti, confitto a una croce.
due ali si prolungavano sopra il copo, due dispiegavano per volare e du coprivano tutto il corpo.
A quell'apparizione il beato servo dell'Altissimo si sentì pieno di un ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia e sovrabbondante letizia per lo sguardo bellissimo e dolce con il quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo dolore della passsione. Si alzò per così dire, triste e lieto, poichè gaudio e amarezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione , e per questo il suo spirito era tutto agitato.
Mentre non riusciva a capire nulla di preciso e la novità di quella visione si era impressa nell'animo, ecco che nelle sue mani e nei suoi piedi cominciavano a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quell'uomo crocifisso.
Le sue mani e i suoi piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta.
Quei segni poi erano tondi, dalla parte interna delle mani, e allungati in quella esterna, e formavano quasi un' escrescenza carnosa, come fosse la punta di chiodi ripiegati. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul retro della carne. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava bagnando di quel sacro sangue la tonaca.
Ben po pochi ebbero la fortuna di vedere, mentre era ancora vivente quel crocifisso servo del Signore crocifisso, la sacra ferita del costato.

lunedì 10 agosto 2009

Da Parola ai Tuoi Passi! XXIX Marcia Francescana 25 Luglio - 4 Agosto 2009



Ci sono esperienze, che ti toccano il cuore e lasciano dentro di te un segno indelebile che non andrà mai via ...
Ci sono persone Speciali, che rendono i tuoi giorni stupendi e ti trasmettono sensazioni bellissime ...
C'è una Marcia Francescana, in cui impari a capire e a scoprire l'unico mondo che ha senso e che può dare la felicità ...
E' questo che ti offre la Marcia , un occasione unica e irripetibile per incontrare realmente Gesù, per sperimentare l'esperienza di vita e di fede di S. Francesco, e per gustare la sua vera gioia e semplicità di vivere!
Un esperienza realmente vissuta con tutto il cuore,
un viaggio senza abitudini, passo dopo passo
sotto il sole, con tanta fatica,
ma nn si molla mai, pechè l'unica meta è Lui!
Nella vita semplice troveremo la strada solo se davvero sapremo vivere umilmente, e e se sapremo dare realmente Paola hai nostri passi!
Buon Cammino nel Signore
I Marciatori

mercoledì 3 giugno 2009

CHIUSURA DELL' ANNO CATECHISTICO



"Cari bambini, cari genitori, cari catechisti, oggi concludiamo questo cammino che ci ha visto impegnati dallo scorso ottobre. Abbiamo condiviso un percorso nel quale ognuno di noi è stato coivolto attivamente nell'impegno pastorale di questa comunità parrocchiale. Durante quest'anno abbiamo avuto come sempre Gesù come riferimento. Egli ci ha guidato e sostenuto in tutti i momenti dandoci la forza spirituale per continuare in questo cammino con sistematicità e costanza. E' Lui che rappresenta l'inizio e la fine di tutto, si è fatto compagno di viaggio di ognuno esortandoci a comprendere meglio secondo la nostra età, il nostro ruolo, e le nostre responsabilità, la Sua Parola di Vita." Con queste parole ha avuto inizio il mometo di preghiera conclusivo dell'anno catechistico, un momento semplice, e nello stesso tempo ricco e significativo, nel quale abbiamo ringraziato il Signore per questi mesi, e chiesto di continuare ad aiutarci a continuare questo cammino di preghiera, per ripartire ancora più carichi il prossimo anno.
Allora ragazzi Buona estate in Cristo!